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Poesie Romane

MI FIO

La sera,quanno torno
doppo avé lavorato,
trovo er pupetto bionno
più bello del creato;
se regge appena, appena,
nimmanco sa parlà,
ma si me core incontro
sillabbanno pa..pà,
que ie braccine tese,
que le silabbe sole,
me danno ‘n friccicore
che nun ve so spiegà.

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Poesie Romane

LA POESIA

La poesia
è musica a parole:
senso,
ritmo,
melodia,
se fanno tutti insieme compagnia.

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Poesie della tuscia

QUE’ EDE’ L’ITALIA, QUE’ SO’ L’ITALIANI….

L’ italia nostra è sempre questachi:
dona a’ li ricchi e leva a’ li poracci,
li ricchi fanno sempre più quatri’,
li poverelli vanno sempre a stracci.
è generosa co li delinguenti
e co’ l’onesti invece édè tirata;
a loro le fa tanti complimenti
e l’onestà édeè sempre tartassata.

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Poesie della tuscia

A NERONE

Poesia di Vittorio Lorenzoni

Portavi il nome, tristemente noto,

di quell’imperatore ormai famoso

che un giorno pe pazzia o pe lo gioco

distrusse Roma antica co lo foco!

Nessuna sa da dove eri venuto,

però da un vile certo abbandonato;

ti dissero “ Nerò “ perch’eri nero

ma dentro al petto c’evi un cuore d’oro!

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Storia

TRE GIORNI PER MORIRE

La peste bubbonica del 1348 a Viterbo

Macchie nere sul corpo e bubboni sotto l’inguine e le ascelle erano i riconoscibilissimi e temutissimi sintomi della malattia che, entro tre giorni, avrebbe portato il contagiato alla morte: la peste bubbonica.

Oggi sappiamo che questa malattia, che esplodeva con particolare virulenza nel periodo estivo, era dovuta ad un bacillo, normalmente ospite dei ratti, che le pulci potevano trasmettere anche all’uomo con effetti rapidamente letali poiché l’uomo risultava privo di adeguate difese immunitarie.

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Poesie della tuscia

VORREI ESSERE UNA BESTIA

Poesia di Ezio Bruzziches

‘Vorrei essere una bestia”,

per andar libero e lieto,

per distese sconfinate,

senza limiti e alcun veto.

Vorrei essere una bestia

e l’istinto mio esternare

senza falza pudicizia,

da reprimere o frenare.

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Società

POVERO UOMO

Ai miei tempi gli uomini erano orgogliosi di essere uomini: potevano permetterselo perché nessuno contestava il loro ruolo, chiaramente distinto da quello della donna.

Conquistato l’amore di una donna s’instaurava un legame affettivo definitivo, che, salvo non frequenti eccezioni, durava, nella buona e nella cattiva sorte, tutta la vita.

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RELIGIONE, UN MODO ERRATO DI INSEGNARLA

Ho chiesto all’amico Vittorio Lorenzoni, apprezzatissimo dai nostri lettori per le sue poesie in dialetto caprolatto, che cosa fosse il “ mannataro “ di cui, in un suo scritto, dice di rimpiangere la voce che udiva da giovane-

Mi ha spiegato che il mannataro era il membro di una locale confraternita che, in piena notte, attraversava le strade del paese gridando, di tanto in tanto frasi del tipo: “ Ricordati che devi morire! “, “ Polvere sei e polvere ritornerai! “:

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Poesie della tuscia

CAPRAROLA GLI ITALIANI E LA STORIA

Poesia di Vittorio Lorenzoni

Sapessi tu quanti bocconi amari

quanno li sento, specie da stranieri,

apprezzamenti poco lusinghieri

un gesto, una parola od una frase

che suoni come offesa al mio PAESE!

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Poesie della tuscia

L’UOMO E LA BESTIA

Per definire a volte un uomo infame,

ad una bestia vien paragonato,

a una belva feroce oppure a un cane,

o  a un animale molto malfamato.