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Religione

PADRE NOSTRO – V

“dacci oggi il nostro pane quotidiano”

Articolo del 2005

Come tutti sanno la preghiera del Padre Nostro è divisa in due parti una prima parte già trattata riguarda Dio e il Suo Regno ed una seconda parte che si apre con dacci oggi il nostro pane quotidiano ” e quella che riguarda le nostre necessità umane, materiali e spirituali.

La parte che riguarda Dio e il Suo Regno è posta per prima perché è ritenuta la più importante: in una società orientata dagli Insegnamenti Divini i problemi materiali e spirituali dell’uomo sono già risolti e a nessuno può mancare il pane quotidiano, immagine e simbolo delle necessità primarie dell’uomo.

Ma dobbiamo intendere questa frase in senso molto estensivo: innanzitutto il verbo e, quindi, la richiesta è al plurale: non possiamo chiedere niente per noi che non desideriamo anche per il nostro prossimo e per tutta la comunità umana: le nostre richieste non debbono avere un valore egoistico ma universale, per tutti i figli di Dio, nostri fratelli.

Ma questo” pane” che noi richiediamo e che, eventualmente, DOBBIAMO fornire ai bisognosi, non è solo il comune cibo materiale ma e anche il substrato morale ed affettivo di cui il nostro prossimo può aver bisogno: rispetto, amicizia, comprensione, apprezzamento, sostegno, affetto.

Gli effetti pratici di questi comportamenti sono dirompenti, nel nostro intimo e a livello sociale: nel nostro intimo perché l’arricchimento spirituale che deriva dall’abbattere le nostre prevenzioni, le nostre barriere, il comprendere, il condividere. ci fa uomini nuovi con energie spirituali totalmente nuove; a livello sociale perché elimina la disperazione, il bisogno (e non solo quello materiale), le necessita di conflitto o, se non altro, il modo stesso in cui il conflitto si può manifestare.

Utopia? Non credo proprio; diciamoci la verità: viviamo bene l’un contro l’altro armati, imponendo e subendo ingiustizie reciproche? Credo proprio di no; nella mia vita ho conosciuto diversi uomini ricchi e potenti… ma nessuno di loro felice.

Giacomo De Santis

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