Categorie
Società

VIAGGIO IN ETIOPIA

Articolo di Anita Genovese

marzo 2005

Ero molto desiderosa di visitare l’Africa e quando l’aereo ha fatto scalo ad Addis Abeba ero entusiasta.

La prima cosa che mi ha colpita è stato l’aeroporto, nuovissimo he non aveva niente di meno degli aeroporti europei.

Attraversando in taxi la città si notava un fermento di lavori ovunque: strade, piazze, ponti, palazzi, era tutto in costruzione, un ripulire ed imbellire; ma quando ci si fermava a un crocevia o ad un semaforo, anche solo per pochi attimi, il taxi veniva circondato da persone indigenti che chiedevano qualcosa.

Allora cominciai a fare domande all’autista che rideva, vedendo il mio imbarazzo.

“ Signora – mi disse – qui molta gente è mutilata a causa della guerra ma non ha assistenza, ne pensione.

Molti poi sono ciechi per delle infezioni banali che qui non ci sono mezzi per curare o perché non hanno accesso all’acqua potabile.

Inoltre, molti sono denutriti.

Il governo non fa nulla per i poveri; cerca solo di allontanali dalla città per renderli meno visibili “.

La sera, con alcuni amici, andai a visitare l’albergo  Sheraton: c’era un concerto di suoni e luci: fontane che sprizzavano acqua a suon di musica in uno scenario incantato.

Tutt’ intorno, giardini pieni di fiori e laghetti e piscine che non facevano pensare davvero ad una penuria d’acqua.

Ecco, quello che mi ha più colpita in Etiopia sono i contrasti: ricchi troppo ricchi e poveri troppo poveri.

Il traffico caotico: macchine vecchissime che in Europa non potrebbero circolare, lì sono la norma.

Ogni tanto il traffico è interrotto per il passaggio di personalità oppure dalle greggi che occupano la strada.

Le scuole non sono gratuite ma si pagano, quindi, molti non possono accedervi: il tasso di analfabetismo è molto alto.

Ci sono delle persone, poi, che non hanno un’identità, perché non sono state registrate alla nascita e neppure sanno quando e dove sono nate.

Pertanto, tante persone non hanno documenti e risultano invisibili per lo stato.

Ho incontrato padre Tommaso, un cappuccino che spende la sua vita tra i poveri e che ha creato un centro di assistenza per 3.000 poveri, fra cui 1.000 bambini.

Offre un pasto al giorno, docce per lavarsi e abiti a chiunque ne abbia bisogno, ma lui stesso dice che è una goccia nel mare.

Cerca aiuti per pagare le rette scolastiche dei bambini che chiedono di andare a scuola.

Dice: è l’unico mezzo per dar loro un futuro dignitoso.

In questa situazione, è naturale che un altro, grave problema sia quello degli anziani, anche se c’è qualcuno che cerca di occuparsi di loro: con 3 euro al mese si può adottare e sostenere un anziano che non ha più la forza di gestirsi: dei giovani vanno ad aiutarlo e gli portano quello di cui può aver bisogno; questi anziani continuano a vivere nel proprio ambiente: capanna, casa o altro luogo dove abitualmente risiedono.

Con  tre  euro si pagano le  cose che gli servono.

Sostenere un bambino, con l’adozione a distanza, per combattere l’analfabetismo e la denutrizione, costa sei euro al mese.

Per chi volesse fare di più c’è la possibilità di adottare una donna che deve partorire con 10 euro al mese.

Queste adozioni  servono ad evitare che molte donne, analfabete e malate partoriscano in strada e non registrino i figli all’anagrafe,.

Quest’aiuto viene dato alla madre sino a che non sarà in condizione di poter lavorare.

In Etiopia non ci sono ospedali ma solo cliniche private con costi che la popolazione non può sostenere: è, quindi, molto importante aiutare una donna partoriente, anche per evitare, con cure preventive, che l’eventuale  AIDS passi dalla madre al figlio..

Gli Etiopici sono persone molto ospitali e orgogliose, con un immenso territorio, in parte montagnoso, in parte paludoso, in parte desertico.

Le vie di comunicazione sono scarse, quindi molte popolazioni vivono isolate.

Ci sono posti bellissimi, come la zona dei grandi laghi dove si vive tutta la magia del creato, ma questo non è ricchezza per chi vi abita perché non c’è il supporto delle strutture: non sono le vie del turismo ma solo di pochi amanti della fauna selvatica..

Non sono riuscita a trovare, in biblioteca, libri che parlino dell’Etiopia e della sua gente, ma solo libri sulla figura del Negus.

L’Etiopia è ancora una terra tutta da scoprire, ma dove, se non sei un nativo,, non ti puoi avventurare da solo, come si fa in Europa.

Io, però, ce l’ho nel cuore e non vedo l’ora di tornare laggiù, per sostenere l’opera di padre Tommaso.

Anita Genovese marzo 2005

Purtroppo la nostra collaboratrice, che, normalmente preparava i pasti per i poveri e partecipava alle molteplici iniziative della Comunità si sant’Egidio di Roma, nel viaggio che descrive trasportava il denaro della Comunità per sostenere padre Tommaso ma non riuscì a tornare in Etiopia perché morì, a Roma, investita, sulle strisce, da uno sconsiderato automobilista. Chi volesse sostenere l’opera di padre Tommaso si rivolga, pertanto alla Comunita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *