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Poesie

CARNEVALE A CARBOGNANO

Un naso finto, du’ baffi appiccicati,

un vestito che jè venuto in mente:

s’è voluto cambià li connotati

pe’ fasse crede un antro da la gente.

Come pijasse in giro da se stesso,

co’ ‘na maschera triste o ridacciana,

illuso che javrebbero permesso

de fà pazzie co’ la mente sana.

L’artra sera so’ entrati in un locale

sei ragazzi che m’hanno fatto pena;

ho penzato che solo Carnevale

li liberava un po’ da la catena.

Bisognava vedelli, pôra gente!

Co’ quelle facce sporche de carbone,

parlaveno, però, senza dì gnente.

Maschere da fà solo compassione.

C’è Gringo – er pistolero! – poverello,

ch’ogni tanto fà… «Bum! » contro er tiranno

e questo, ch’è più stupido de quello,

se butta a terra quasi rotolanno.

Le maschere so’ belle quelle vere!

Le porta Purcinella, Pantalone,

o Pajaccio che ride, per piacere,

cor pianto in gola e la disperazione.

Che Carnevale, quanno se potesse

vedè sotto la maschera de tanti!

Comincianno da me, potrebbe esse,

che mentre rido maschero li pianti.

Mario Liberati 2007

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