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RELIGIONE, UN MODO ERRATO DI INSEGNARLA

Ho chiesto all’amico Vittorio Lorenzoni, apprezzatissimo dai nostri lettori per le sue poesie in dialetto caprolatto, che cosa fosse il “ mannataro “ di cui, in un suo scritto, dice di rimpiangere la voce che udiva da giovane-

Mi ha spiegato che il mannataro era il membro di una locale confraternita che, in piena notte, attraversava le strade del paese gridando, di tanto in tanto frasi del tipo: “ Ricordati che devi morire! “, “ Polvere sei e polvere ritornerai! “:

Ecco un modo tremendamente errato di insegnare la fede: ( la catechesi ) insegnamento della religione ) non può basarsi sulla cultura della paura: un mio conoscente, “ mandato a dottrina “ da bambino, al tempo della prima comunione, riceveva l’insegnamento in un ambiente in cui campeggiava un quadro raffigurante il giorno del giudizio e l’illustrazione dei tormenti infernali inflitti ai dannati da orrendi demoni-

Risultato? Ancor oggi, a distanza di tanti anni e uomo maturo, rifiuta qualsiasi discorso su Dio e tutto ciò che lo concerne.

Parliamoci chiaro: la religione è cosa giusta e valida se aiuta l’uomo a risolvere i suoi problemi: a rassicurarlo nelle sue difficoltà, a dargli una speranza nelle disperazione e, soprattutto, a farlo gioire della vita, dono di un Dio che lo ama, Padre amoroso al quale siamo destinati a ricongiungerci.

La vera religione è il godimento e il ringraziamento, nella costante comunione spirituale con Dio e con gli uomini-

E, ricordiamoci: il nostro rapporto con Dio deve essere comunitario, passa, concretamente, attraverso gli altri: Dio non è il “ Padre mio “ ma il “ Padre nostro “.

Giacomo De Santis

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